ColorTavels Blog

viaggi per viaggiatori

Panama, una bella sorpresa

giu 262022

Nel febbraio 2015 dovevo uscire da Cuba (ogni 3 mesi dovevo farlo) e questa volta decisi di andare a Panama. Stavo mettendo su casa a Trinidad e visto che a Cuba manca sempre tutto, ne avrei approfittato per comprare vari accessori per la casa. Panama è da sempre meta per i cubani che fanno business di generi di tutto i tipi (split di aria condizionata, stampanti, elettrodomestici di tutti i tipi, etc): i cubani si dirigono alla zona franca di Colon, comprano, e un’organizzazione ormai ben testata (per lo più di cubani!) spedisce a Cuba via mare con container. Nel mio piccolo, avrei fatto la stessa cosa, magari semplicemente andando nei grandi magazzini di Panama City.
Città che conoscevo solo come snodo di connessione di voli, e naturalmente per lo storico canale.
Arrivo a Panama e scopro che quel fine settimana i negozi erano quasi tutti chiusi per il Carnevale. Potrebbe sembrare un’ingenuità da parte mia non aver pensato a questa festività, e non aver scelto un altro week end per la mia uscita: ma a Cuba il carnevale si festeggia in altri momenti (ogni città in un periodo significativo per la città stessa) e quindi io, immersa nella mia realtà cubana, non ci avevo proprio pensato!
Riuscii comunque a trovare qualcosa di aperto per i miei acquisti, e poi mi dedicai alla visita della città.
Che mi sorprese non poco! Una bella città moderna, ben organizzata e pulita, con una splendida passeggiata lungo mare e infrastrutture di prim’ordine.
Una città coloniale altrettanto curata, una vera chicca.
E poi quella meraviglia di ingegneria che è il canale e la sua storia.
I Panamensi: si dice siano poco avvezzi ai turisti, e quindi un po' bruschi. Beh, io ho avuto un’esperienza del tutto opposta: ho incontrato persone gentilissime, educate, e sempre disposte ad aiutarti. Più di una volta sul bus, avendo sbagliato ad acquistare il biglietto, un passeggero si è offerto di pagarmi il biglietto con il suo abbonamento sul telefono.
E oltre la città….parchi naturali, canali per la navigazione verso i molti arcipelaghi, foreste, cascate, fiumi dove si può navigare in kayak, comunità indigene che riescono a mantenere integro il loro stile di vita pur ricevendo visite di turisti. I Guna, ad esempio, governano i loro territori, a cavallo fra Panama e Colombia, in modo indipendente dal governo centrale di Panama, in questi territori possono lavorare solo Guna (i Panamensi sono considerati stranieri) e ricevono i turisti in strutture basiche, totalmente calate nella realtà Guna, e rispettose del loro eco-sistema (c’è solo un’isola con un resort di lusso). Dei territori Guna fanno parte le famose isole di San Blas.
Oppure la comunità degli Emberà, facilmente raggiungibili da Panama City , un po' meno intransigenti, ma che comunque hanno finora saputo mantenere un buon equilibrio fra i benefici del turismo e il mantenimento delle loro tradizioni e del loro eco-sistema. Si può leggere quest’ articolo su di loro su “I Viaggi di Repubblica”:

https://www.repubblica.it/viaggi/2012/03/25/news/panama_la_vita_secondo_gli_embera_-117047714/

Insomma, Panama ci offre una insospettabile varietà di esperienze all’insegna della eco-sostenibilità e del rispetto dei valori delle etnie locali, non necessariamente scomode, ma che richiedono un certo grado di adattabilità, che sicuramente non mancherà a chi è innamorato della natura e del mare incontaminati.

 

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Cuba. il Presidente per la difesa delle scogliere di corallo

giu 092022


Esistono a Cuba più di 1.600 chilometri quadrati di scogliere di coralli, il Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha festeggiato dal suo account in Twitter il Giorno Mondiale delle Scogliere di Corallo ricordando che l’isola è circondata da questi incredibili ecosistemi che sono quelli di maggior biodiversità marina nel mondo.

Esistono a Cuba più di 1.600 chilometri quadrati di scogliere e questi e altri ecosistemi costieri, come le mangrovie, sono una protezione naturale per le coste di fronte all’erosione, le inondazioni e altre conseguenze dei mutamenti climatici.

Dal 2019 ogni 1º giugno si celebra il Giorno Mondiale delle Scogliere con l’obiettivo di formare coscienze tra le persone sui seri pericoli che questi ecosistemi affrontano per via di fattori come il riscaldamento degli oceani, la pesca eccessiva e l’inquinamento e per promuovere l’impegno da parte delle organizzazioni e delle imprese con azioni concrete per la conservazione e la protezione delle scogliere.
In accordo con le stime della divisione degli ecosistemi marini iscritta al programma della ONU per l’ambiente, il pianeta potrebbe perdere le scogliere di coralli vivi nel mondo entro il 2050.

Fonte Granma 

 

Marocco, caleidoscopio del Nord Africa.

mag 192022

Il mio Marocco ...

Dopo 28 anni tornare in Marocco….. in quell’estate del 1994 l’avevo percorso in lungo e in largo (5000 km…) come passeggera in moto, questa volta l’autista ero io ed il percorso più breve. Ma non meno bello!
Siamo partite in tre donne, ed io guidavo il gruppo, non solo perché ne ero l’autista ma anche perché “sono” la Colortravels! E’ vero che i nostri viaggiatori sono abituati a vedermi nel mio campo d’azione (Cuba) e che l’esperto e guida in Marocco è il mio socio Giorgio. Ma così potevo giocare il doppio ruolo, quello dell’organizzatore, e quello che mi piace rivestire di tanto in tanto: quello della viaggiatrice. Un modo per testarci, per capire come funzionano i servizi, dal noleggio auto alle guide e agli alloggi.
Scrive quindi la viaggiatrice.
Il viaggio: Essenza Marocchina, con qualche variante. Una notte in più a Fez all’inizio, che ci ha permesso di fare un’escursione nella bella Meknes (purtroppo tutta avvolta nei restauri) e Volubilis, i resti della grande città romana. L’altra variazione, su mia richiesta, la “cammellata” nell’Erg Chegaga, anzichè a Merzouga.
Vorrei soffermarmi proprio su questa escursione, che è stata per me il clou del viaggio.

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Arrivate all’hotel di Zagora (altro mio “must”: 28 anni fa l’avevo adorato ed era stata come un’oasi di salvezza nel caldo di agosto. Niente è cambiato, stupendo come allora, anzi i servizi migliorati e l’accoglienza straordinaria) lasciamo la nostra auto e, dopo un briefing del proprietario dell’Hotel, che fra l’altro ci insegna (molto utile) ad annodarci lo chech/la nostra sciarpa per formare un perfetto ed utilissimo turbante, saliamo a bordo di una 4x4 guidata da un esperto autista.
Percorriamo la strada verso sud, in direzione dell’Algeria, per circa 1 ora e poi, sterzata sulla destra ed entriamo in una pista.
La percorriamo per circa due ore; qui, specialmente per chi non ha mai visto il deserto, se ne può avere un’idea e provare l’emozione unica di un paesaggio sorprendentemente sempre diverso : il fondo sassoso, l’ondulè, la sabbia, qualche roccia. Un paio di soste in prossimità di pozzi dove si abbeverano i dromedari lasciati liberi di gironzolare dai nomadi che poi li prestano a noi turisti per un giretto, e poi arriviamo ad una distesa di dune mozzafiato, alte e dorate, a perdita d’occhio.

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Certo, non è il “grande deserto”, come si dice da quelle parti riferendosi al Sahara algerino, ma per una breve esperienza è assolutamente appagante. Poi la passeggiata sulle dune a dorso dei dromedari, ed il campo tendato con il suo tendone - ristorante, falò al centro del campo con cuscino e stuoie, l’immancabile tè alla menta di benvenuto, e i canti dei nostri accompagnatori intorno al fuoco dopo cena. Davvero suggestivo, e per niente scontato. Un piccolo suggerimento per altri viaggiatori che pernotteranno nel campo tendato: porterei un sacco letto. Si rientra poi a Zagora, visitando dei villaggi lungo il cammino, e trascorriamo il pomeriggio nella splendida piscina dell’hotel costruita in mezzo alle palme.

 

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Un viaggio emozionante, dove si alternano i pieni ed i vuoti: i pieni delle medine di Fez, Marrakesh e Meknes, e delle kasbah; i vuoti dei grandi spazi sulle montagne dell’Alto e del Medio Atlante, delle gole dello Ziz, del Tohdra e de Dades, e nel deserto. Una dualità che si riproduce anche nella geografia: clima e vegetazione mediterranea a nord, con distese di ulivi, e clima secco, pre-desertico al sud. E la sorpresa delle oasi.

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I colori: tutte le tonalità di verde al nord e sull’Atlante, tutti i colori caldi della sabbia al sud. Il tutto unito, splendido trait de union, dai colori degli abiti, delle spezie, delle terracotte smaltate.

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Un paese in cui ci si muove bene, sorprendentemente ben organizzato e pulito, con strade perfettamente asfaltate e continui lavori di ammodernamento. Ho trovato, dopo tanti anni, che le città sono cresciute moltissimo, ma in modo armonico, coniugando le esigenze del cittadino con il rispetto delle parti antiche e delle sue costruzioni.


Abbiamo viaggiato in periodo di Ramadan, il che significa che si vedeva poca gente in giro di giorno, ma non è stato un problema: non abbiamo mai incontrato problemi di servizi e magari eravamo più tranquille, senza gli immancabili slanci di chi vuol farti da guida o da intermediario in qualcosa. Non
male, direi! La full immersion l’abbiamo fatta alla fine dell’itinerario, quando siamo giunte a Marrakesh proprio il fine settimana di chiusura del Ramadan. Ed ecco il pieno!!

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Complimenti a Giorgio per l’organizzazione: ottime le mappe scaricate sul telefono per la guida e le sue descrizioni introduttive di ogni tappa (non dimentichiamo che Giorgio è uno dei più profondi e appassionati conoscitori del mondo maghrebino); auto comoda; le scelta delle strutture ricettive meritano una lode: riad bellissimi nelle città, alberghi calati nella realtà e nel paesaggio locali nelle piccole località (penso all’hotel nelle gole del Draa, con i balconi e la grande terrazza a picco sulle gole; al già citato hotel a Zagora), accoglienza impeccabile, colazioni e cene succulente. Cibi freschi, cucinati solo per noi. Dimentichiamo i ristoranti che gioco forza hanno a che fare solo con il turismo, e godiamoci il cibo preparato in modo familiare ed attento dalle cuoche dei riad.
Bellissimo viaggio, bellissima esperienza. Da rifare a breve!

"Aquì no se rinde nadie"

giu 112019

 

Cuba

Vivo gran parte dell'anno a Cuba (i viaggiatori d Colortravels lo sanno perchè ci incontriamo e condividiamo qualche piacevolissima ora della loro permanenza a Trinidad, dove risiedo) e osservo Cuba da dentro e da fuori, principalmente attenta alle notizie che arrivano in Italia dall'isola. Generalmente sono i viaggiatori stessi che mi aggiornano: al loro rientro in Italia, spesso ci manteniamo in contatto attraverso i social networks e sono loro i primi a segnalarmi notizie, sulla cui veridicità mi chiedono conferma.

In questi ultimo mesi le relazioni con gli U.S.A. sono andate deteriorandosi, e le "sparate" di Trump, accompagnate da azioni concrete volte ad isolare Cuba, si sono intensificate. Aggiungiamo che la situazione critica del Venezuela, amico e sostegno storico di Cuba, completa un quadro che può sembrare allarmante.

Il fatto è che ci eravamo abituati, dopo le aperture su tutti i settori inaugurate dalla visita di Obama ( e le due visite di papa Francesco), a credere ad un progressivo attenuarsi della morsa dell'embargo. Addirittura, sempre grazie alla diffusione di notizie eclatanti, volte a sorprendere, più che a informare, ho ricevuto viaggiatori convinti che l'embargo fosse stato tolto.


Sono state aperte rotte aeree e marittime dagli U.S.A. a Cuba; da parte di Cuba c'è stata una grandissima apertura verso il mondo attraverso la diffusione di Wi-Fi e adesso anche della connessione internet direttamente sul telefono; alcuni paesi stranieri stanno facendo grossi investimenti, soprattutto nello storico settore alberghiero....ma la struttura politica, ufficiale, delle relazioni fra Cuba e U.S.A. non è cambiata, e Trump, attento a non inimicarsi quel bacino di voti repubblicani che è la Florida, la patria dei cubani-americani (che poi nella maggior parte dei casi di cubano non hanno più niente, se non il cognome), è tornato sugli antichi passi.


Il governo cubano ha annunciato qualche mese fa un "nuevo periodo especial", credo più che altro per preparare il popolo all'idea che questa marcia verso l'abolizione del blocco si è fermata. Ed effettivamente abbiamo avuto mesi in cui ci sono mancate alcune materie prime. Ma da lì a vedere "il popolo cubano affamato" come qualcuno ha insinuato ce n'è di strada!


Sicuramente ci sono stati scossoni commerciali, vedi il caso del gigante italiano MSC, con cui noi di Colortravels collaboriamo per i combinati Tour di Cuba+crociera, che ha dovuto sostituire da un giorno all'altro le crociere che partivano dagli Usa e facevano tappa a Cuba, con le perdite economiche del caso; scossoni che fanno male a chi ha creduto in Cuba e nello sviluppo turistico dell'isola. Ma si continua a lavorare a Cuba e con Cuba, si continua a viaggiare e a godere di questo meraviglioso paese e del suo popolo a cui niente e nessuno riesce a spengere il sorriso, o la voglia di ridere dei propri guai.


E Cuba ed i cubani non faranno mai mancare ai turisti un caloroso benvenuto, i saporiti piatti della "cocina criolla", lo squisito ron e l'eccellente tabacco, e tutto ciò che sempre ci hanno offerto a mani e cuore aperti.
Dobbiamo solo ri-orientarci, comprendere ed accettare che l'embargo c'è ancora, ma che non ci impedisce di vivere un'esperienza unica e straordinaria nell'isola più speciale dei Caraibi.

Casa particular versus resort

lug 062018

undefinedUno dei nostri capisaldi nel proporre uno stile di viaggio è sempre stata la predilezione di strutture a conduzione familiare, las casas particulares, evitando gli hotels o utilizzandoli solo quando rappresentano l'unica alternativa. Per varie ragioni: non vivi Cuba, non conosci "el pueblo de Cuba", assisti a degli spettacoli con finti ballerini che tentano una improbabile animazione, con servizio e cibo spesso assolutamente non all'altezza delle 5 stelle di cui si pregiano. E anche quando l'hotel è sicuramente fra i migliori, se non il migliore, di quelli che si trovano sulla costa, come Playa Pesquero, dove hanno soggiornato i nostri viaggiatori Fulvia e Marco, si può rimanere delusi:
“vi scriviamo per ringraziarvi per la bella vacanza che, grazie a voi, abbiamo trascorso a fine maggio a Cuba.
Soprattutto avete colto qual è il nostro spirito e desiderio nell’affrontare un viaggio e cioè vivere appieno i luoghi, le persone e la cultura.
I vostri contatti “cubani” guide,autisti e gestori sono stati tutti precisi e professionali ma anche disponibili al contatto umano, sempre sorridenti e simpatici.
Nelle cittadine più piccole Trinidad, Camaguey l’accoglienza della gente ci ha fatto sentire … più a casa che qui!!!
Unico neo il Villaggio Resort Playa Pesquero degli ultimi giorni; la struttura è bellissima ma, non ha nessuna identità cubana, non si balla, gli ospiti tutti inglesi e canadesi bevono e basta e ci siamo sentiti un po’ “prigionieri”. Quindi la prossima volta nessun resort !
In modo particolare ringraziate da parte nostra Lochy che oltre ad accompagnarci per tutta l’isola con pazienza e gentilezza ci ha fatto capire tante cose del “pensiero-cubano” e di come si vive a Cuba”.

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